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Android: Contacts API

androidA partire dalla versione 2.0 la piattaforma Android ha migliorato notevolmente le API per la gestione dei contatti, favorendo lo sviluppo di applicazioni che
gestiscono account provenienti da diverse fonti. L’idea principale è che per gestire differenti contatti provenienti da fonti diverse (gmail, telefono, sim, facebook, etc) 
viene utilizzata una funzione di aggregazione che in automatico riconosce i contatti simili, e li presenta come una singola entità.

La struttura dei Contatti su basa su 3 tabelle principali: contacts, raw contacts e data.

contacts-2

Data è una tabella generica che memorizza le informazioni legate ad un raw contact, nome, foto, indirizzo email, gruppo di appartenenza, numero di telefono, etc. Ciascuna riga è identificata da un MIME type che ne identifica il tipo.
Ad esempio, il tipo Phone.CONTENT_ITEM_TYPE indica il numero di telefono, mentre Email.CONTENT_ITEM_TYPE indica l’indirizzo email. E’ possibile estendere i tipi predefiniti estendendo la classe ContactsContract.CommonDataKinds.
Raw Contacts memorizza le informazioni dell’insieme di Data che descrivono le informazioni di una persona associate ad una singola sorgente di contatti. Si consideri ad esempio, una riga della tabella che memorizza informazioni relative ad un account google, facebook, etc. Contacts rappresenta l’aggregazione di uno o più raw contacts che descrivono la stessa persona, memorizzate all’interno di un singolo Contact.
In fase di visualizzazione dei contatti all’utente, un’applicazione dovrebbe agire a livello di Contacts poiché è l’entità che fornisce una visualizzazione aggregata dei contatti dalle varie fonti.

Inserimento di un numero di telefono

Per inserire un numero di telefono utilizzando le nuove API dei contatti è necessario ottenere l’ID del raw contact sul quale si vuole aggiungere l’informazione, quindi creare un nuova entry nella tabella Data:

package it.devme.contacts;
import android.provider.ContactsContract.CommonDataKinds.Phone;
...
    ContentValues values = new ContentValues();
    values.put(Phone.RAW_CONTACT_ID, idRowContact);
    values.put(Phone.NUMBER, mobileNumber);
    values.put(Phone.TYPE, Phone.TYPE_MOBILE);
    Uri uri = getContentResolver().insert(Phone.CONTENT_URI, values);
....

Aggregazione dei contatti

In fase di sincronizzazione dei contatti da diverse fonti, è possibile che più contatti identifichino la stessa persona pur con sottili differenze nei dati. Ad esempio, il caro Mario Rossi, potrebbe essere sia il nostro collega di lavoro che il nostro caro amico, in questo modo si avrebbero due contatti diversi con i relativi dati. Per evitare tali sovrapposizioni, il sistema rileva queste condizioni e aggrega i contatti in modo tale da combinarli in uno singolo, aggregato.

 

Aggregazione automatica

Non appena un raw contact viene aggiunto o modificato, il sistema cerca di rilevare eventuali sovrapposizioni con altri raw contact, in modo tale da cercare di aggregarli. Se non viene rilevato nessun contatto, allora verrà creato un’unico contatto contente i dati iniziali. Se viene trovato un contatto allora i dati di entrambi verranno aggregati in un solo contatto. Altrimenti nel caso di più match verranno scelti quelli ‘più vicini’ all’originale. In generale, il match tra due contatti avviene se viene soddisfatta una delle seguenti:

  • hanno lo stesso nome
  • hanno lo stesso nome ma in ordine differente (es. "Mario Rossi", "Rossi Mario")
  • uno dei due ha un diminuitivo dell’altro (es., "Roberto Verdi", "Rob Verdi")
  • uno di due ha solo il nome o cognome  e fa match con altri raw contact. Questa regola è poco affidabile e viene utilizzata assieme ad altre regole verificando anche il match rispetto ad altri dati, come il numero di telefono, email, nickname o altro. (es, Mario ["fulmine"] = Michela Bianchi ["fulmine"])
  • almeno uno dei due contatti non ha il nome ma condividono il numero di telefono, l’indirizzo email o il nickname. (es, Roberto Verdi [robin@devme.it] = robin@devme.it).

I confronti tra nomi non sono case-sensitive per evitare errori ovvi, così come i confronti tra numeri di telefono nei quali non vengono considerati caratteri come ‘+’, ‘#’ etc.

Aggregazione esplicita

In alcuni casi però potrebbe non essere richiesta l’aggregazione automatica dei contatti, per requisiti di una certa applicazione o altro. In questi casi si ricorre all’aggregazione esplicita, attraverso l’utilizzo delle API dei contatti è possibile specificare diversi modi di aggregazione dei dati e alcune eccezioni.

 

Aggregation modes

E’ possibile indicare per ciascun raw contact un aggregation_mode, aggiungendo una costante nella colonna RawContact. I possibili mode sono i seguenti:

  • AGGREGATION_MODE_DEFAULT — permette l’aggregazione automatica di default.
  • AGGREGATION_MODE_DISABLED — disabilita l’aggregazione automatica. Il contatto non verrà aggregato.
  • AGGREGATION_MODE_SUSPENDED — disattiva l’aggregazione automatica. Se il contatto fa parte di un raw contact aggregato, continuerà a farne parte anche se disattivata. Il contatto non farà match con altri contatti durante futuri tentativi di aggregazione automatica.

Aggregation exceptions

Per mantenere due contatti aggregati o disaggregati è possibile aggiungere la riga alla tabella ContactsContract.AggregationExceptions table. Le eccezioni presenti nella tabella saranno override di tutte le regole di aggregazione automatica.

Lookup URI

Per accedere alle informazioni sui contatti utilizzando le nuove Contact API di android è possibile utilizzare un riferimento ad un contatto piuttosto che accedere specificando l’id della riga. E’ possibile ottenere un lookup key dal contatto stesso, è una colonna della tabella ContactsContract.Contacts table. Ottenuto un lookup key è possibile costruire un URI nel seguente modo:  

Uri lookupUri = Uri.withAppendedPath(Contacts.CONTENT_LOOKUP_URI, lookupKey);

e quindi utilizzarlo allo stesso modo di un tradizionale URI, ovvero: 

Cursor c = getContentResolver().query(lookupUri, new String[]{Contacts.DISPLAY_NAME}, ...);
try {
    c.moveToFirst();
    String displayName = c.getString(0);
} finally {
    c.close();
}

In sostanza ogni qual volta è richiesto un accesso ai dati di un contatto è consigliato farlo attraverso il lookup URI.
Prossima volta vediamo qualche esempio più interessante per ora questo è solo un assaggio.

Stay tuned!

First step(app) with android

Sto facendo porting di un’applicazione iPhone su Android, sto avendo modo di avvicinarmi ad entrambe le architetture valutandone pregi e difetti…pur mantenendo sempre il mio stile di programmazione…almeno fino a quando qualcuno di voi mi salverà :)

L’applicazione da portare su Android è la solita db based, quindi creato il database (sqlite) viene fatto il deploy all’interno dell’app. L’approccio è sempre lo stesso, ovvero la creazione di una classe singleton attraverso lo quale accedere al database, quindi connettere, disconnettere ed eseguire le query.
L’ambiente di riferimento su Android è Java, essendo il mio linguaggio di riferimento gioca tutto a mio favore. Il tool di sviluppo è Eclipse (forse chiamarlo tool è troppo riduttivo, facciamo IDE) e attraverso il plugin per android si parte praticamente subito allo sviluppo.

Creati i nostri package partiamo con la creazione della classe singleton: 

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package it.devme.dbmanager;
 
 
import it.devline.model.Farm;
import it.devline.model.Month;
import it.devline.model.Season;
import it.devline.model.Vegetable;
 
import java.io.IOException;
import java.io.InputStream;
import java.io.OutputStream;
import java.util.ArrayList;
import java.util.List;
 
import android.content.Context;
import android.database.Cursor;
import android.database.SQLException;
import android.database.sqlite.SQLiteDatabase;
import android.database.sqlite.SQLiteException;
import android.database.sqlite.SQLiteOpenHelper;
import android.util.Log;
 
public class SQLiteDBManager extends SQLiteOpenHelper {
 
	private SQLiteDatabase dbconn;
	private static String DATABASE_NAME = "fennel.db";
	private static String DATABASE_PATH = "/data/data/it.devme/databases/";
	private final Context myContext;
	private static SQLiteDBManager instance;
 
	/**
	 * Costruttore
	 * @param context, il contesto dell'applicazione
	 */
	private SQLiteDBManager(Context context) {
	    super(context, DATABASE_NAME, null, 2);
		this.myContext = context;
	}
 
	public static SQLiteDBManager getInstance(Context context) {
		if (instance==null) {
			instance = new SQLiteDBManager(context);
		}
		return instance;
	}
 
	/**
	 * Tenta di aprire il database in sola lettura. Se il database non è presente,
	 * viene copiato dalla directory assets alla directory databases dell'applicazione.
	 * @return true se l'apertura del db va a buon fine; false altrimenti.
	 * @throws SQLException, eccezione in caso di errore.
	 */
	public boolean open() throws SQLException {
		boolean dbExist = checkDataBase();
 
		if(dbExist) {
    		//do nothing - database already exist
    	} else {
    		dbconn = this.getWritableDatabase();
        	try {
    			copyDataBase();
    		} catch (IOException e) {
        		Log.i("DBMANAGER", e.getMessage());
        		return false;
        	}
    	}
		return true;
	}
 
	/**
	 * Chiude il database.
	 */
	public synchronized void close() {
		 if(dbconn != null)
			 dbconn.close();
		 super.close();
	}
 
	@Override
	public void onCreate(SQLiteDatabase db) {
	}
 
	@Override
	public void onUpgrade(SQLiteDatabase db, int oldVersion, int newVersion) {
	}
 
	/**
	 * Effettua la copia del database dalla directory assets alla directory
	 * databases di default dell'applicazione.
	 * @throws IOException, eccezione in caso di problemi con il file
	 */
	public void copyDataBase() throws IOException {
 
	    InputStream assetsDB = myContext.getAssets().open(DATABASE_NAME);
	    OutputStream dbOut = new java.io.FileOutputStream(DATABASE_PATH + DATABASE_NAME);
 
	    byte[] buffer = new byte[1024];
	    int length;
	    while ((length = assetsDB.read(buffer))>0){
	      dbOut.write(buffer, 0, length);
	    }
 
	    dbOut.flush();
	    dbOut.close();
	    assetsDB.close();
	}	
 
	/**
	 * Restituisce true se il database è presente ed è possibile aprirlo;
	 * false altrimenti.
	 * @return true in caso di successo; false altrimenti.
	 */
	private boolean checkDataBase(){
		SQLiteDatabase checkDB = null;
 
		try {
			checkDB = SQLiteDatabase.openDatabase(DATABASE_PATH + DATABASE_NAME, null, SQLiteDatabase.OPEN_READONLY);
    	} catch(SQLiteException e) {}
 
    	if (checkDB != null) {
    		checkDB.close();
    	}
    	return checkDB != null ? true : false;
    }
 
    public List<String> getNames () {
	List<String> result = new ArrayList<String>();
	String sql = "SELECT name " +
		     "FROM Devme " +
		     "ORDER BY RANDOM()";
 
	Cursor cursor = dbconn.rawQuery(sql, null);
	while (cursor.moveToNext()) {
		result.add(cursor.getString(cursor.getColumnIndex("name")));
        }
	return result;    
    }
}

Si tratta di una classe Java (singleton) che realizza l’interazione con il database. Per utilizzarla è sufficiente ottenenerne l’istanza e quindi invocare il metodo che realizza la query voluta. Ovviamente prima bisogna connettersi, come segue: 

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 .....
 .....
 SQLiteDBManager dbconn = SQLiteDBManager.getInstance(this);
 dbconn.open();
 List<string> vegs = dbconn.getNames();  dbconn.close();  <br /> ....      <br /> .... <br /></string>

Semplice, vero ?!
Questo è solo un assaggio per capire di quali potenzialità gode la piattaforma Android. Nei prossimi articoli, cercherò di occuparmi di esempi un pò più complessi per tirare in ballo altri argomenti.
Stay tuned ! 

SWF: Model Data Validation

spring-webflowDopo aver visto come SWF realizza il mapping tra i dati di un modello e i campi di un form, vediamo ora come creare il meccanismo di validazione che consente di verificare il valore di ciascun campo inserito all’interno di un form. In questo articolo abbiamo visto come viene realizzata il binding dei dati e teniamolo come punto di partenza per iniziare a vedere il meccanismo della validazione.
Riprendiamo il codice sorgente del file di configurazione del flow e la pagina HTML all’interno della quale è presente il form:

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<flow xmlns="http://www.springframework.org/schema/webflow"
    xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
    xsi:schemaLocation="http://www.springframework.org/schema/webflow
        http://www.springframework.org/schema/webflow/spring-webflow-2.0.xsd">
 
    <var name="flight" class="it.devme.flight.Flight" />
 
    <view-state id="start" view="flight/insertFlightInfo" model="flight">
      <transition on="next" to="confirm" />
    </view-state>
 
    <view-state id="confirm" view="flight/showFlightInfo" />
 
</flow>
<%@ taglib prefix="form" uri="http://www.springframework.org/tags/form" %>
 
<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.01 Transitional//EN" 
"http://www.w3.org/TR/html4/loose.dtd">
 
<html>
  <head>
    <title>DevMe - SWF Flight info test - </title>
  </head>
 
<body>
  <h1>Flight information </h1>
  <p>Inserisci le informazioni sul volo:</p>
    <form:form id="flightDetails" modelAttribute="flight">
      <table>
        <tr>
          <td>Numero del volo: </td>
         <td><form:input path="number"/></td>
        </tr>
 
        <tr>
          <td>Ora di partenza: </td>
          <td><form:input path="time"/></td>
        </tr>
 
        <tr>
         <td>Gate: </td>
         <td><form:input path="gate"/></td>
        </tr>
 
        <tr>
          <td>Volo in ritardo: </td>
          <td><form:radiobutton path="isDelayed" value="false" />
  	      <form:radiobutton path="isDelayed" value="true" /></td>
        </tr>
 
        <tr>
          <td><input type="submit" name="_eventId" value="next"></td>
        </tr>
    </table>
    </form:form>
  </body>
</html>

Bene. Come già ampiamente discusso, il flow definito dal file XML di sopra è molto semplice. Abbiamo una sola transizione da uno stato all’altro, ovvero si naviga da una pagina ad un altra pagina. Supponiamo ora, di voler validare i dati del form della pagina di partenza, e spostarsi nella pagina di arrivo, solo se non esistono errori di validazione secondo il nostro personale schema di validazione. Il nostro schema, prevede per semplicità che almeno uno dei tre campi presenti nel form sia indicato, e che se indicato il numero del volo questi dovrà essere un valore numero e eventuali caratteri alfabetici verranno rigettati.

Iniziamo con la modifica del file XML di definizione del flow:

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<flow xmlns="http://www.springframework.org/schema/webflow"
    xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
    xsi:schemaLocation="http://www.springframework.org/schema/webflow
        http://www.springframework.org/schema/webflow/spring-webflow-2.0.xsd">
 
    <var name="flight" class="it.devme.flight.Flight" />
 
    <view-state id="start" view="flight/insertFlightInfo" model="flight">
      <transition on="next" to="confirm" >
          <action method="bindAndValidate" bean="flightAction" />
      </transition>
    </view-state>
 
    <view-state id="confirm" view="flight/showFlightInfo" />
 
</flow>

Il metodo bindAndValidate in sostanza richiama la nostra classe validator, la quale effettua i controlli che andremo a definire. Da notare che il riferimento nel tag action, punta ad un metodo all’interno della nostra classe Action che in realtà non esiste, ma che viene ereditato dalla superclasse FormAction. Definendo all’interno del file XML di definizione del bean il riferimento alla nostra classe Validatore, autormaticamente verrà richiamata all’invocazione del metodo bindAndValidate. Il codice della classe che si occupa di effettuare la validazione è il seguente: 

package it.devme.flight;
 
public class FlightValidator implements Validator {
 
	public boolean supports(Class clazz) {
		return clazz.equals(Flight.class);
	}
 
	public void validate(Object target, Errors errors) {
                Flight flight = (Flight) target;
                if (flight.getNumber()==0 && flight.getTime()==null && flight.getGate.equals("")) {
                    errors.rejectValue("gate", "Attenzione, &egrave; necessario specificare almeno 1 tra: numero del volo, ora di partenza, Gate");
                }
 
                if (errors.getErrorCount()==0) {
                    ValidationUtils.rejectIfEmptyOrWhitespace(errors, "gate", "Il campo gate non pu&ograve; essere vuoto.");
                }
	}
 
}

Vediamo cosa è stato fatto. Intanto osserviamo che FlightValidator implementa la classe Validator, quindi definisce alcuni metodi essenziali che sono supports e validate. Il primo assicura il supporto al Bean indicato al suo interno. Il secondo implmenta la logica di validazione. Nel nostro caso vogliamo che almeno uno dei tre campi venga inserito, e che il campo Gate sia diverso da vuoto. Il primo controllo verifica la prima delle nostre condizioni; il secondo if, verifica prima che non ci siano stati errori in precedenza, e in caso positivo effettua il controllo di validazione sul campo Gate.

Vediamo ora come modifichiamo il file HTML per presentare il messaggio di errore:

<%@ taglib prefix="form" uri="http://www.springframework.org/tags/form" %>
 
<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.01 Transitional//EN" 
"http://www.w3.org/TR/html4/loose.dtd">
 
<html>
  <head>
    <title>DevMe - SWF Flight info test - </title>
  </head>
 
<body>
  <h1>Flight information </h1>
  <p>Inserisci le informazioni sul volo:</p>
    <form:form id="flightDetails" modelAttribute="flight">
      <table>
        <tr>
          <td>Numero del volo: </td>
         <td><form:input path="number"/></td>
        </tr>
 
        <tr>
          <td>Ora di partenza: </td>
          <td><form:input path="time"/></td>
        </tr>
 
        <tr>
         <td>Gate: </td>
         <td><form:input path="gate"/></td>
         <td><form:errors path="gate"/></td>
        </tr>
 
        <tr>
          <td>Volo in ritardo: </td>
          <td><form:radiobutton path="isDelayed" value="false" />
  	      <form:radiobutton path="isDelayed" value="true" /></td>
        </tr>
 
        <tr>
          <td><input type="submit" name="_eventId" value="next"></td>
        </tr>
    </table>
    </form:form>
  </body>
</html>

Per semplicità il nostro messaggio di errore comparirà sempre nello stesso posto, ovvero sotto il campo Gate. Così nel primo caso di errore, darà contezza del fatto che almeno uno dei campi di precedenti deve essere indicato, mentre nel secondo caso, sarà indicativo del campo stesso. Come vedete, l’aggiunta del tag <form:errors/> fa in modo di collegare eventuali codici di errori con il campo presentato in pagina.

Alla prossima. Stay tuned!

SWF: Model Data Binding

spring-webflowNell’ultimo articolo su Spring Web Flow ho condensato la maggior parte dei concetti chiave sull’argomento. Mi piacerebbe ora tornare indietro su alcune cose cercando di porre maggiore attenzione. In questo articolo vedremo un pò più da vicino come avviene il binding dei dati in SWF, da un form HTML verso un bean.
In SWF esiste un controller, dello stesso genere di quelli utilizzati in Spring MVC (es. AbstractFormController), che permette di effettuare il binding dei parametri corrispondenti ai campi di un form HTML, quindi presente nella request HTTP verso un command object rappresentato da una semplicissima classe Java Bean. Ad una certa view è associato un certo model object sul quale verranno memorizzati i valori dei parametri del form e affinché avvenga in binding è sufficiente dichiarare l’attributo model dell’elemento <view-state>. L’esempio che segue mostra come deve essere definito il tutto nel contesto SWF affinché avvenga correttamente il binding.

Si comincia col definire la classe del nostro Java Bean, suppioniamo di voler memorizzare le informazioni riguardanti i voli in partenza da un certo aeroporto.

package it.devme.flight;
 
import java.io.Serializable;
import java.sql.Time;
 
public class Flight implements Serializable {
 
        private static final long serialVersionUID = 1L;
 
        private String number;
        private Time time;
	private String gate;
	private boolean isDelayed;
 
	public String getNumber() {
		return number;
	}
	public void setNumber(String number) {
		this.number = number;
	}
	public Time getTime() {
		return time;
	}
	public void setTime(Time time) {
		this.time = time;
	}
	public String getGate() {
		return gate;
	}
	public void setGate(String gate) {
		this.gate = gate;
	}
	public boolean isDelayed() {
		return isDelayed;
	}
	public void setDelayed(boolean isDelayed) {
		this.isDelayed = isDelayed;
	}
 
}

Fin qui niente di più semplice. Procediamo ora con il nostro flow. Il flow consiste di 2 view. La prima pagina raccoglie i dati che verranno memorizzati all’interno dei 4 attributi della classe Flight. Avanzando con il bottone next, la seconda pagina semplicemente mostrerà i dati raccolti.

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<flow xmlns="http://www.springframework.org/schema/webflow"
    xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
    xsi:schemaLocation="http://www.springframework.org/schema/webflow
        http://www.springframework.org/schema/webflow/spring-webflow-2.0.xsd">
 
    <var name="flight" class="it.devme.flight.Flight" />
 
    <view-state id="start" view="flight/insertFlightInfo" model="flight">
      <transition on="next" to="confirm" />
    </view-state>
 
    <view-state id="confirm" view="flight/showFlightInfo" />
 
</flow>

All’inizio del flow creiamo la variabile di flow flight la quale è un istanza della classe Flight. Fissando questa variabile come attributo model nella start view, diciamo a SWF di utilizzare questo oggetto per effettuare il binding dei dati. Implementando una semplicissima pagina HTML con un form chiudiamo il primo cerchio.

<%@ taglib prefix="form" uri="http://www.springframework.org/tags/form" %>
 
<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.01 Transitional//EN" 
"http://www.w3.org/TR/html4/loose.dtd">
 
<html>
  <head>
    <title>DevMe - SWF Flight info test - </title>
  </head>
 
<body>
  <h1>Flight information </h1>
  <p>Inserisci le informazioni sul volo:</p>
    <form:form id="flightDetails" modelAttribute="flight">
      <table>
        <tr>
          <td>Numero del volo: </td>
         <td><form:input path="number"/></td>
        </tr>
 
        <tr>
          <td>Ora di partenza: </td>
          <td><form:input path="time"/></td>
        </tr>
 
        <tr>
         <td>Gate: </td>
         <td><form:input path="gate"/></td>
        </tr>
 
        <tr>
          <td>Volo in ritardo: </td>
          <td><form:radiobutton path="isDelayed" value="false" />
  	      <form:radiobutton path="isDelayed" value="true" /></td>
        </tr>
 
        <tr>
          <td><input type="submit" name="_eventId" value="next"></td>
        </tr>
    </table>
    </form:form>
  </body>
</html>

Cliccando sul Next ci spostiamo verso la seconda view definita all’interno del flow attraverso la transition confirm. All’interno di questa transition i valori dei campi del form vengono inviati in POST e automaticamente ne viene fatto il bind verso l’oggetto flight presente nel flow scope. Successivamente, durante il caricamento della view confirm, vengono eseguite le espressioni EL rispetto al valore dei campi del bean, consentendoci quindi di visualizzarne il valore.

<%@ taglib prefix="form" uri="http://www.springframework.org/tags/form" %>
<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.01 Transitional//EN" 
"http://www.w3.org/TR/html4/loose.dtd">
 
<html>
  <head>
    <title>Flight Information Details</title>
  </head>
 
<body>
 
  <h1>Flight Information Details</h1>
  <p>Dettagli del volo:</p>
  <form:form modelAttribute="flight" >
 
    <table>
      <tr>
        <td>Numero volo: </td>
        <td>${flight.number}</td>
      </tr>
 
      <tr>
       <td>Orario: </td>
       <td>${flight.time}</td>
      </tr>
 
      <tr>
       <td>Gate: </td>
       <td>${flight.gate}</td>
      </tr>
 
      <tr>
       <td>Ritardo: </td>
       <td>${flight.isDelayed}</td>
      </tr>
 
   </table>
 </form:form>
</body>
</html>

Come vedete è molto semplice. Una piccola nota: se per qualunque ragione non si volesse proseguire durante una transition, al binding dei parametri della request è sufficiente aggiungere l’attributo bind all’interno del tag transition indicando come valore false.

    <view-state id="start" view="flight/insertFlightInfo" model="flight">
      <transition on="next" to="confirm" />
      <transition on="cancel" to="end" bind="false" />
    </view-state>

Nel prossimo articolo parleremo della validazione dei campi di un form. Alla prossima
Stay tuned!

Live Search con Spring e JQuery

live_searchTempo fa in questo articolo abbiamo visto come fare ad integrare il supporto Ajax all’interno del contesto di Spring utilizzando il framework DWR. In questi giorni invece ho deciso di non utilizzare DWR nell’applicazione a cui sto lavorando perché non volevo aggiungere dell’overhead. Per cui ho deciso di risolvere il problema con i soli strumenti messi a disposizione sia da Spring che da javascript.

Per prima cosa individuiamo la libreria javascript che fa per noi, provate ad indovinare cosa useremo ? JQuery esatto, il framework Javascript ormai famoso….rimando al sito per i dettagli di implementazione. Ciò detto passiamo a Spring, decidiamo subito che sarà un controller ad hoc che si occuperà della live search, eseguendo la query sulla nostra tabella e restituendo i risultati in una collection di oggetti noti.
Nel file devme-servlet.xml, file di definizione dei componenti spring della nostra applicazione, andiamo a definire il mapping con il nostro controller: 

<bean id="urlMapping" class="org.springframework.web.servlet.handler.SimpleUrlHandlerMapping">
    <property name="mappings">
	<value>
	    /live.me=liveResolver
	</value>
    <property name="alwaysUseFullPath" value="true"/>
</bean>
 
<bean id="liveResolver" class="it.devme.live.LiveSearch">
	<property name="liveManager"><ref bean="liveManager"/></property>
</bean>

In questo modo ogni richiesta all’indirizzo live.me verrà gestita dal nostro controller liveResolver. Passiamo al controller:

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public class LiveSearch extends BaseCommandController {
 
    private LiveSearchManagerImpl liveManager;
    public void setLiveManager(LiveSearchManagerImpl liveManager) {
	this.liveManager = liveManager;
    }
 
    @Override
    protected ModelAndView handleRequestInternal(HttpServletRequest request, HttpServletResponse response) throws Exception {
	Object lsid = request.getParameter("lsid");
	Object q = request.getParameter("q");
	if (lsid==null || q==null) return new ModelAndView();
 
	int live = Integer.parseInt(lsid.toString());
	String key = q.toString();
	List result = null; 
	switch (live) {
	    // searchOnCity
	    case 1:
    	        result = liveManager.searchOnSchoolsData(key);
		if (result==null) return new ModelAndView();
		    break;
	   default:
		return new ModelAndView();
	}
 
	String content = "";
	for (String item : result) {
	     content += item;
	}
	return new ModelAndView(new LiveSearchView(content));
    }
}

Come si può vedere la classe in se è molto semplice.
Estende BaseCommandController per il quale è stato fatto override del metodo handleRequestInternal(HttpServletRequest request, HttpServletResponse response) così da gestire in modo personalizzato la richiesta. Osserviamo che all’interno della classe c’è l’inject della classe manager impl, ovvero il gestore del database che si preoccupa di eseguire il metodo di interrogazione e quindi di restituire i risultati impacchettando gli oggetti all’interno di una Collection.

/**
 * Effettua una ricerca sulla tabella target delle scuole.
 * 
 * @param key, chiave da ricercare
 * @return result, stringa dei risultati formattati secondo 
 */
@SuppressWarnings("unchecked")
public List<string> searchOnSchoolsData(String key) {
    try {
	String sql = 	"SELECT name, address, city " +
			"FROM \"Schools\" " +
			"WHERE name ILIKE ? OR address ILIKE ? OR city ILIKE ?" +
			"ORDER BY name, city";
 
	List<string> items = (List<string>) jdbcTemplate.query(sql,
			new Object[]{ Utility.wrapWithWildcards(key.trim()), 
                                      Utility.wrapWithWildcards(key.trim()),
                                      Utility.wrapWithWildcards(key.trim()) },
		        new RowMapper() {
			    public Object mapRow(ResultSet rs, int rowNum) throws SQLException {
		                String result = "";
				result += rs.getString("name") + "|" + 
					  rs.getString("address") + "|" +
					  rs.getString("city") + "\n";
				return result;
			    }
	});
	log.info("Search on schools with key "+key);
	return items;
    } catch (EmptyResultDataAccessException e) {
	return null;
    }  catch (DataAccessException dae) {
	dae.printStackTrace();
	log.info("Error while searching on schools.");
	return null;
    }
}

Per completezza riportiamo il metodo del managerImpl che estrae i dati dal DB. Si osservi che la collection restituita altro non è che una lista di stringhe in cui ciascun elemento è l’insieme dei dati delle scuole separati dal carattere separatore ‘|’ e terminati da uno ‘\n’.
Il metodo handleRequestInternal estrae dalla request 2 parametri che sono: lsid e q. Il primo serve ad indicare quale metodo di recupero dei dati eseguire; il secondo indica la chiave della ricerca. Nel nostro esempio c’è solo un metodo per il recupero dei dati, ma nulla vieta di aggiungerne quanti più se ne desidera.

I dati estratti vengono concatenati all’interno di una stringa passata al costruttore della view personalizzata (si veda questo post), come segue:

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/**
 * @author mulp @ devme
 *
 */
public class LiveSearchView extends AbstractView {
 
    private String content;
 
    public LiveSearchView(String content) {
	this.content = content;
    }
 
    @Override
    protected void renderMergedOutputModel(Map model, HttpServletRequest request, HttpServletResponse response) throws Exception {
	byte [] bytes = content.getBytes();
        // Write content type and also length (determined via byte array).
        response.setContentType(getContentType());
        response.setContentLength(bytes.length);
 
        // Flush byte array to servlet output stream.
        ServletOutputStream out = response.getOutputStream();
        out.write(bytes);
        out.flush();		
    }
 
}

La view nel suo metodo renderMergedOutputModel realizza la scrittura di quanto estratto dal db all’interno della response, nella quale è stato precedentemente fissato il tipo e la lunghezza del contenuto. Questa azione comporta materialmente la comparsa nella pagina web del contenuto estratto, più precisamente viene intercetatto dal metodo javascript che formatta opportunamente il risultato. Di seguito vediamo i javascript che servono per realizzare la live search e lo scorcio di pagina che contiene il campo di testo sul quale avviene la live search.

<script src="http://ajax.googleapis.com/ajax/libs/jquery/1.4/jquery.min.js"></script>
<link href="http://ajax.googleapis.com/ajax/libs/jqueryui/1.8/themes/base/jquery-ui.css" rel="stylesheet" type="text/css"/>
<script src="http://ajax.googleapis.com/ajax/libs/jqueryui/1.8/jquery-ui.min.js"></script>
<script type="text/javascript" src="/script/jquery/jquery.autocomplete.js"></script>
 
<script type="text/javascript">
$(document).ready(function() {
	function formatItem(row) {
		return row[0] + "," + row[2] + "," + row[1];
	}
	function formatResult(row) {
		return row[0] + "," + row[1] + "," + row[1];
	}
 
	$("#ls_school").autocomplete('/live.me?lsid=1', {
		width: 400,
		matchContains: true,
		formatItem: formatItem,
		formatResult: formatResult,
		max: 100
	});
});
 
.....
.....
<input type="text" name="ls_school" id="ls_school" />
.....
....

Il codice Javascript di sopra è il binding con il componente JQuery dell’autocomplete (compreso il css) il quale trasforma la digitazione dei caratteri all’interno del campo di testo in una chiamata HTTP all’indirizzo http://www.devme.it/live.me?lsid=1&q=devme. Lato back-end risponde il nostro controller il quale effettua la ricerca e restituisce il risultato come descritto sopra. Infine il risultato verrà formattato a modi tendina da JQuery.
Come si vede è molto semplice gestire la live search o, in generali, componenti che richiedono interazione Ajax con questa tecnica. Spero di riuscire a mostrare altri esempi diversi, più avanti in altri articoli.
Stay tuned !

 

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