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Live Search con Spring e JQuery

live_searchTempo fa in questo articolo abbiamo visto come fare ad integrare il supporto Ajax all’interno del contesto di Spring utilizzando il framework DWR. In questi giorni invece ho deciso di non utilizzare DWR nell’applicazione a cui sto lavorando perché non volevo aggiungere dell’overhead. Per cui ho deciso di risolvere il problema con i soli strumenti messi a disposizione sia da Spring che da javascript.

Per prima cosa individuiamo la libreria javascript che fa per noi, provate ad indovinare cosa useremo ? JQuery esatto, il framework Javascript ormai famoso….rimando al sito per i dettagli di implementazione. Ciò detto passiamo a Spring, decidiamo subito che sarà un controller ad hoc che si occuperà della live search, eseguendo la query sulla nostra tabella e restituendo i risultati in una collection di oggetti noti.
Nel file devme-servlet.xml, file di definizione dei componenti spring della nostra applicazione, andiamo a definire il mapping con il nostro controller: 

<bean id="urlMapping" class="org.springframework.web.servlet.handler.SimpleUrlHandlerMapping">
    <property name="mappings">
	<value>
	    /live.me=liveResolver
	</value>
    <property name="alwaysUseFullPath" value="true"/>
</bean>
 
<bean id="liveResolver" class="it.devme.live.LiveSearch">
	<property name="liveManager"><ref bean="liveManager"/></property>
</bean>

In questo modo ogni richiesta all’indirizzo live.me verrà gestita dal nostro controller liveResolver. Passiamo al controller:

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public class LiveSearch extends BaseCommandController {
 
    private LiveSearchManagerImpl liveManager;
    public void setLiveManager(LiveSearchManagerImpl liveManager) {
	this.liveManager = liveManager;
    }
 
    @Override
    protected ModelAndView handleRequestInternal(HttpServletRequest request, HttpServletResponse response) throws Exception {
	Object lsid = request.getParameter("lsid");
	Object q = request.getParameter("q");
	if (lsid==null || q==null) return new ModelAndView();
 
	int live = Integer.parseInt(lsid.toString());
	String key = q.toString();
	List result = null; 
	switch (live) {
	    // searchOnCity
	    case 1:
    	        result = liveManager.searchOnSchoolsData(key);
		if (result==null) return new ModelAndView();
		    break;
	   default:
		return new ModelAndView();
	}
 
	String content = "";
	for (String item : result) {
	     content += item;
	}
	return new ModelAndView(new LiveSearchView(content));
    }
}

Come si può vedere la classe in se è molto semplice.
Estende BaseCommandController per il quale è stato fatto override del metodo handleRequestInternal(HttpServletRequest request, HttpServletResponse response) così da gestire in modo personalizzato la richiesta. Osserviamo che all’interno della classe c’è l’inject della classe manager impl, ovvero il gestore del database che si preoccupa di eseguire il metodo di interrogazione e quindi di restituire i risultati impacchettando gli oggetti all’interno di una Collection.

/**
 * Effettua una ricerca sulla tabella target delle scuole.
 * 
 * @param key, chiave da ricercare
 * @return result, stringa dei risultati formattati secondo 
 */
@SuppressWarnings("unchecked")
public List<string> searchOnSchoolsData(String key) {
    try {
	String sql = 	"SELECT name, address, city " +
			"FROM \"Schools\" " +
			"WHERE name ILIKE ? OR address ILIKE ? OR city ILIKE ?" +
			"ORDER BY name, city";
 
	List<string> items = (List<string>) jdbcTemplate.query(sql,
			new Object[]{ Utility.wrapWithWildcards(key.trim()), 
                                      Utility.wrapWithWildcards(key.trim()),
                                      Utility.wrapWithWildcards(key.trim()) },
		        new RowMapper() {
			    public Object mapRow(ResultSet rs, int rowNum) throws SQLException {
		                String result = "";
				result += rs.getString("name") + "|" + 
					  rs.getString("address") + "|" +
					  rs.getString("city") + "\n";
				return result;
			    }
	});
	log.info("Search on schools with key "+key);
	return items;
    } catch (EmptyResultDataAccessException e) {
	return null;
    }  catch (DataAccessException dae) {
	dae.printStackTrace();
	log.info("Error while searching on schools.");
	return null;
    }
}

Per completezza riportiamo il metodo del managerImpl che estrae i dati dal DB. Si osservi che la collection restituita altro non è che una lista di stringhe in cui ciascun elemento è l’insieme dei dati delle scuole separati dal carattere separatore ‘|’ e terminati da uno ‘\n’.
Il metodo handleRequestInternal estrae dalla request 2 parametri che sono: lsid e q. Il primo serve ad indicare quale metodo di recupero dei dati eseguire; il secondo indica la chiave della ricerca. Nel nostro esempio c’è solo un metodo per il recupero dei dati, ma nulla vieta di aggiungerne quanti più se ne desidera.

I dati estratti vengono concatenati all’interno di una stringa passata al costruttore della view personalizzata (si veda questo post), come segue:

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/**
 * @author mulp @ devme
 *
 */
public class LiveSearchView extends AbstractView {
 
    private String content;
 
    public LiveSearchView(String content) {
	this.content = content;
    }
 
    @Override
    protected void renderMergedOutputModel(Map model, HttpServletRequest request, HttpServletResponse response) throws Exception {
	byte [] bytes = content.getBytes();
        // Write content type and also length (determined via byte array).
        response.setContentType(getContentType());
        response.setContentLength(bytes.length);
 
        // Flush byte array to servlet output stream.
        ServletOutputStream out = response.getOutputStream();
        out.write(bytes);
        out.flush();		
    }
 
}

La view nel suo metodo renderMergedOutputModel realizza la scrittura di quanto estratto dal db all’interno della response, nella quale è stato precedentemente fissato il tipo e la lunghezza del contenuto. Questa azione comporta materialmente la comparsa nella pagina web del contenuto estratto, più precisamente viene intercetatto dal metodo javascript che formatta opportunamente il risultato. Di seguito vediamo i javascript che servono per realizzare la live search e lo scorcio di pagina che contiene il campo di testo sul quale avviene la live search.

<script src="http://ajax.googleapis.com/ajax/libs/jquery/1.4/jquery.min.js"></script>
<link href="http://ajax.googleapis.com/ajax/libs/jqueryui/1.8/themes/base/jquery-ui.css" rel="stylesheet" type="text/css"/>
<script src="http://ajax.googleapis.com/ajax/libs/jqueryui/1.8/jquery-ui.min.js"></script>
<script type="text/javascript" src="/script/jquery/jquery.autocomplete.js"></script>
 
<script type="text/javascript">
$(document).ready(function() {
	function formatItem(row) {
		return row[0] + "," + row[2] + "," + row[1];
	}
	function formatResult(row) {
		return row[0] + "," + row[1] + "," + row[1];
	}
 
	$("#ls_school").autocomplete('/live.me?lsid=1', {
		width: 400,
		matchContains: true,
		formatItem: formatItem,
		formatResult: formatResult,
		max: 100
	});
});
 
.....
.....
<input type="text" name="ls_school" id="ls_school" />
.....
....

Il codice Javascript di sopra è il binding con il componente JQuery dell’autocomplete (compreso il css) il quale trasforma la digitazione dei caratteri all’interno del campo di testo in una chiamata HTTP all’indirizzo http://www.devme.it/live.me?lsid=1&q=devme. Lato back-end risponde il nostro controller il quale effettua la ricerca e restituisce il risultato come descritto sopra. Infine il risultato verrà formattato a modi tendina da JQuery.
Come si vede è molto semplice gestire la live search o, in generali, componenti che richiedono interazione Ajax con questa tecnica. Spero di riuscire a mostrare altri esempi diversi, più avanti in altri articoli.
Stay tuned !

Spring Web Flow tutto d’un fiato ! [Part 2/2]

spring-webflowRieccoci qui per continuare il discorso iniziato nel post precedente su SFW, il framework per la creazione di applicazioni web. Dopo aver definito gli elementi facenti parte della definizione di un flusso (flow) vediamo come è possibile definirlo, attraverso la sua specifica XML. Come detto in precedenza, il flow ha inizio grazie al flow executor un componente interno di SWF. L’executor da inizio al flow a partire dallo stato configurato come attributo nel tag root della definizione del flow:

<flow xmlns="http://www.springframework.org/schema/webflow"
      xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
      xsi:schemaLocation="http://www.springframework.org/schema/webflow
      http://www.springframework.org/schema/webflow/spring-webflow-2.0.xsd"
      start-start="loginState">
	<-- Add your definition here -->
</flow>

loginState rappresenta lo stato iniziale da cui avrà inizio l’esecuzione del flow. Come già detto gli stati sono gli elementi di base della definizione di un flow, in cui è possibile transire da uno stato ad un’altro effettuando delle operazioni, dei controlli o visualizzare dell’output. Tra i possibili stati che possono essere utilizzati vi è il View State, il quale viene utilizzato per visualizzare o chiedere informazioni agli utenti. Una view può essere una qualunque pagina JSP, ma può anche essere una qualunque view supportata da Spring MVC. Di seguito viene riassunto l’elenco di possibili elementi figli del view state:

  • <attribute>, dichiara un attributo che descrive lo stato.
  • <binder>, usato per configurare un custom form binding.
  • <exception-handler>, riferisce un bean che implementa un FlowExecutionExceptionHandler che gestisce tutte le eccezioni sollevate nello stato corrente.
  • <on-entry>, indica quali azioni devono essere eseguiti quando si entra in questo stato.
  • <on-exit>,  indica quali azioni devono essere eseguiti quando si esce da questo stato.
  • <on-render>. indica quali azioni devono essere eseguiti quando si visualizza questo stato.
  • <secured>, viene utilizzato assieme a Spring Security per restringere l’accesso a questo stato.
  • <transition>, definisce un percorso da questo stato ad un’altro basato sul verificarsi di un evento o un’eccezione.
  • <var>, dichiara una variabile.

Ciò detto, il modo più semplice per dichiarare un View State è il seguente:

<view-state id="login"/>

Il tag di sopra definisce una view logica, ovvero non associata a nessuna pagina fisica, da cui non sarà possibile transire in nessun’altro stato. Per associare la view, il nome logico definito dall’attributo id ad una pagina jsp è necessario aggiungere l’attributo view,

<view-state id="login" view="loginForm"/>

in questo modo la view è associata alla pagina loginForm.jsp, la quale verrà visualizzata al caricamento della view. Nota: sarà possibile evitare di dover specificare l’estensione dei file associati alle view, configurando opportunamente Spring MVC View Resolver.

Ma vediamo un’esempio un pò più completo:

<view-state id="login" view="loginForm">
  <transition on="accountEntered" to="homeUser" />
  <transition to="endState" on="cancel" />
</view-state>

l’esempio di sopra definisce due elementi figli del tag view, elementi transition. Il primo dei due indica una transizione dallo stato corrente allo stato homeUser, al verificarsi incondizionato dell’evento accountEntered. Il secondo definisce una transizione dallo stato corrente allo stato endState al verificarsi dell’evento cancel. Come definiamo questo tipo di eventi ? Molto semplicemente….lo scatenarsi degli eventi avviene direttamente dalle view fisiche associate. Consideriamo la view loginForm.jsp associata alla view logica login come segue:

<form:form>
   <!-- HTML form definition here -->
   <input type="hidden" name="_flowExecutionKey" value="${flowExecutionKey}"/>
   <input type="submit" name="_eventId_accountEntered" value="Entra" />
   <input type="submit" name="_eventId_cancel" value="Annulla" />
</form:form>

la pagina web contiene tra gli altri elementi che ospiteranno i dati di accesso dell’utente, il pulsante di submit della pagina e un campo hidden. Quest’ultimo è richiesto per riconoscere l’id del flow in cui ci si trova ed è sempre necessario. I pulsanti di submit, oltre al loro classico funzionamento servono anche a scatenare gli eventi che abbiamo definito nel file di flow. Si noti il nome del pulsante submit Entra che invia i dati del form al server e serve per effettuare l’autenticazione dell’utente. In particolare il nome del pulsante ha un prefisso _eventId_ il quale indica a SWF che alla pressione del bottone dovrà scatenare un evento il cui nome è ciò che segue il prefisso, nel nostro caso accountEntered. In questo modo è possibile catturare l’evento nel file di definizione del flow. Stesso discorso vale per il bottone cancel.
E’ possibile anche scatenare un’evento attraverso un link, ad esempio:

<a href="${flowExecutionUrl}&_eventId=accountEntered">Entra</a>

Altro modo consiste nel creare un acampo hidden all’interno del form con name _eventId.

Dopo aver analizzato il ViewState che permette all’utente di essere coinvolto all’interno del flow, passiamo a vedere l’ActionState il quale definisce alcuni elementi che permettono di effettuare delle elaborazioni all’interno del flow. L’elenco dei nodi figli dell’action state è il seguente:

  • <attribute>, dichiara un attributo che descrive lo stato
  • <evaluate>, valuta un’espressione assegnando opzionalmente il risultato.
  • <exception-handler>, referenzia un bean che implementa FlowExecutionExceptionHandler il quale gestisce le eventuali eccezioni per lo stato corrente.
  • <on-entry>, definisce un’azione la quale viene eseguita all’ingresso dello stato.
  • <on-exit>, definisce un’azione la quale viene eseguita all’uscita dello stato.
  • <render>, richiede che la prossima view renderizzi un frammento di contenuto.
  • <secured>, restringe l’accesso allo stato corrente richiedendo l’inserimento degli attributi utente.
  • <set>, imposta una variabile all’interno dello scope del flow.
  • <transition>, definisce una transizione verso uno stato al verificarsi di un evento. Lo stato di destinazione può coincidere con lo stato corrente.

Quindi vediamo un’esempio d’uso dell’ActionState:

<action-state id="homePage">
	<evaluate expression="devME.authenticateUser(username, password)" />
	<transition to="home" on="userOK" />
	<transition to="loginForm" on="userKO" />
</action-state>

Il codice di sopra definisce il seguente comportamento. Dopo che l’utente ha inserito i propri dati di accesso all’interno del form e clicca sul pulsante Entra viene scatenato l’evento accountEntered, il quale prevede una transizione nello stato homeUser, un’ActionState. All’interno viene valutata un’espressione la quale esegue un metodo di autenticazione dell’utente sulla base dei dati forniti. Lo stesso metodo scatena 2 eventi diversi: userOK se l’utente è stato autenticato, dal quale si transisce verso la home dell’utente. L’evento userKO se l’utente non è stato autenticato e quindi si ritorna alla view di login. Come vedete è molto semplice e intuitivo.
Stay tuned.

Spring Web Flow tutto d’un fiato ! [Part 1/2]

spring-webflowSpring Web Flow è un framework basato su Spring MVC che permette lo sviluppo di applicazioni flow-based. In questo articolo vedremo come aggiungere Spring Web Flow ad applicazioni Spring-based e definire alcuni flussi tra le applicazioni e i loro utenti.
Iniziamo col dire che tutti i flussi (da ora in avanti li chiameremo con loro vero nome, flow) sono costituiti da 3 elementi base, ovvero:

  • States
  • Transitions
  • Flow data

States: indica ciò che accade all’interno di un flow. Spring Web Flow definisce 5 tipi di States differenti: View, Active, End, Subflow, Decision. Vedremo più avanti come questi tipi di stato partecipano alla creazione di un flow.
Transitions: sono di fatto il mezzo di collegamento tra i vari States. Una View state, può contenere al suo interno un certo numero di transizioni ciascuna delle quali collega altri stati.
Flow data: all’interno di un flow vengono collezionati alcuni dati che dipendono dagli stati in cui il flow si trova o si trovava. La visibilità dei dati di ciascun flow dipende dallo scope con cui questo viene definito. Per la precisione esistono 5 tipi di scope differenti in SWF che sono:
 

  • Flow scope : viene creato all’inizio del flow e distrutto quando il flow termina. I dati all’interno del Flow scope sono accessibili e disponibili per tutta la durata del flow
  • Conversation scope : viene creato all’inizio di un top-level flow e distrutto quanto il flow termina. Il conversation scope è simile al flow scope, eccetto per l’accesso ai dati. Infatti mentre il flow scope è accessibile solo dal flow che l’ha creato, il conversation flow può essere acceduto sia dal top-level flow che da tutti i suoi subflow.
  • Request scope : viene creato all’inizio di una richiesta HTTP e distrutto al termine di tale richiesta. I dati all’interno del request scope sono disponibili a tutti gli stati del flow per l’intera durata della richiesta.
  • Flash scope : viene creato quando il flow ha inizio, ripulito quando si entra all’interno di una view e distrutto alla fine del flow. I dati all’interno del flash scope sono disponibili a tutti gli states per l’intera durata del flow.
  • View scope : viene creato quando il flow entra all’interno di una view e distrutto quando la view viene renderizzata. E’ il flow che ha più breve durata, per questo motivo i dati all’interno di questo scope sono disponibili solo alla view che li ha creati.

Ciò detto vediamo come fare ad installare ed utilizzare SFW in pochi semplice passi. Naturalmente per poter iniziare a lavorare con SWF è necessario scaricare i jar che lo contengono, questa pagina costituisce il punto di partenza da cui potete trovare info dettagliate sul framework e dal link download potete scaricare le librerie. Le librerie necessario da aggiungere al classpath della propria applicazione sono :

  • org.springframework.WebFlow-2.0.8.RELEASE.jar
  • org.springframework.binding-2.0.8.RELEASE.jar
  • org.springframework.faces-2.0.8.RELEASE.jar
  • org.springframework.js-2.0.8.RELEASE.jar

in realtà WebFlow e Binding sono le librerie principali, mentre faces e js mettono a disposizione il supporto a JSF e Javascript/Ajax. In aggiunta a queste librerie è necessario aggiungere il supporto al linguaggio che aiuta a definire i Flow.
SWF usa OGNL.

SWF come detto si basa su Spring MVC, quindi così come per tutte le applicazioni spring-based, le richieste passano attraverso il DispatcherServlet. Per configurare SWF basta aggiungere le seguenti righe di codice al file servlet.xml :

<servlet>
    <servlet-name>DevMeApp</servlet-name>   
    <servlet-class>org.springframework.web.servlet.DispatcherServlet</servlet-class>
    <load-on-startup>1</load-on-startup>
</servlet>

Bene, a questo punto non rimane che indicare quale richiesta debba essere "catturata" da spring e quindi girata a SWF. Per fare questo, ci basterà configurare il nostro DispatcherServlet con un handle per tutte le richieste il cui URL fa match con la stringa "devme"…tradotto:

<servlet-mapping>
  <servlet-name>DevMeApp</servlet-name>
  <url-pattern>/devme/*</url-pattern>
</servlet-mapping>

Ora che abbiamo configurato Spring passiamo alla configurazione di SWF. La configurazione avviene tramite compilazione di file XML di Spring aggiungendo a tali file il namespace di SWF, in modo tale da poter utilizzare i tag messi a disposizione dal framework. Quindi partendo da un file di spring aggiungiamo i seguenti namespace:

<beans xmlns="http://www.springframework.org/schema/beans"
       xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
       xmlns:webflow="http://www.springframework.org/schema/webflow-config"
       xsi:schemaLocation="
           http://www.springframework.org/schema/beans
           http://www.springframework.org/schema/beans/spring-beans-2.5.xsd
           http://www.springframework.org/schema/webflow-config
           http://www.springframework.org/schema/webflow-config/spring-webflow-config-2.0.xsd">
</beans>

quindi aggiungiamo la nostra configurazione all’interno del tag beans.
La prima cosa da fare è aggiungere un riferimento al flow executor, ovvero all’elemento che gestisce l’esecuzione del flow. Aggiungiamo quindi il tag:

<webflow:flow-executor id="flowExecutor"/>

Il secondo step è quello di indicare a SWF dove trovare il file xml della definizione del flow. Questo viene fatto attraverso il tag flow registry che permette di indicare la posizione su file system in cui risiedono i file XML dei vari flow. Per esperienza, è molto comodo creare i file di flusso separati all’interno di ogni singolo file.
Aggiungiamo quindi il flow registry:

<webflow:flow-registry id="flowRegistry" base-path="/WEB-INF/flows-defs">
	<webflow:flow-location id="devme" path="/WEB-INF/flows/devme-flow.xml" />
</webflow:flow-registry>

l’attributo id del tag flow location permette di assegnare un id al flow di modo che possa essere riferito all’occorrenza. In assenza dell’attributi id, l’id del flow corrisponderà al nome del file del flow.

SWF fornisce un handler adapter (spring based) che permette che fa da bridge tra il DispatcherServlet e il flow executor, gestendo la richiesta e manipolando il flow. E’ necessario configurare l’handler all’interno del file di configurazione affinché possa essere invocato dal framework. Aggiungiamo quindi il seguente tag bean:

<bean class="org.springframework.WebFlow.mvc.servlet.FlowHandlerAdapter">
  <property name="flowExecutor" ref="flowExecutor" />
</bean>
<bean class="org.springframework.WebFlow.mvc.servlet.FlowHandlerMapping">
  <property name="flowRegistry" ref="flowRegistry" />
</bean>

in questo modo il DispatcherServlet è in grado di stabilire a chi girare la richesta consultando uno o più handler. Nel codice di sopra abbiamo aggiunto un riferimento al FlowHandlerMapping il quale mantiene un riferimento al FlowRegistry in modo tale da girare la richiesta al flow corretto. Un’applicazione basata su SWF tipicamente contiene più di un flow, per questo il collegamento tra FlowHandlerMapping e flow registry consente di selezionare il flow corretto sulla base della richiesta ricevuta.

Dopo aver configurato la nostra applicazione Spring fornendo il supporto a SWF vediamo come definire un file di flow. Un file di flow è un file XML diverso da quello visti finora, nel senso che ha un nodo radice diverso il quale appartiene ad un namespace differente.
 

<flow xmlns="http://www.springframework.org/schema/webflow"
      xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
      xsi:schemaLocation="http://www.springframework.org/schema/webflow
      http://www.springframework.org/schema/webflow/spring-webflow-2.0.xsd">
	<-- Add your definition here -->
</flow>

Vediamo quali sono gli elementi che contribuiscono alla definizione di un flow. Di seguito viene mostrato un elenco di tali elementi con per ciascuno una breve descrizione.

  • <action-state>, definisce una o più azioni, al termine delle quali si può transire verso uno stato successivo all’interno del flow.
  • <attribute>, consente di definire un attributo da memorizzare all’interno del flow. Viene utilizzato assieme al tag <value>.
  • <bean-import>, importa un elemento bean definito dall’utente.
  • <decision-state>, permette di valutare un’espressione sulla base della quale decidere verso quale stato transire.
  • <end-state>, indica lo stato finale del flow. La transizione su questo stato comporta il termine del flow.
  • <exception-handler>, indica un bean che può gestire eccezioni per questo flow.
  • <global-transition>, definisce una o più transizioni che sono disponibili da tutti gli stati.
  • <input>, definisce un input per questo flow.
  • <on-end>, evento che definisce l’azione che viene richiamata quando il flow termina.
  • <on-start>, evento che definisce l’azione che viene richiamata quando il flow inizia.
  • <output>, definisce un output per questo flow.
  • <persistence-context>, crea e alloca un contesto quando il flow ha inizio. Viene usato assieme al transaction manager.
  • <secured>, viene usato per restringere l’accesso ad un determinato stato.
  • <subflow-state>, invoca un nuovo flow come sotto-flow di quello corrente.
  • <var>, definisce una variabile con flow scope.
  • <view-state>, indica uno stato che si presenta all’utente tipicamente caricando un certo output e richiedendo l’interazione da parte dell’utente.

Per evitare di dlungarmi più di quanto abbia già fatto rimando la continuazione di questo articolo al post successivo. Continuo a scrivere quandi non passerà molto dalla pubblicazione seguente…prometto :P  !
Stay tuned.

Crittare l’url di un immagine in jsp con Spring

DataObfuscationIn questo articolo voglio far vedere come nascondere l’href di un immagine in una pagine JSP, pur visualizzando l’immagine come elemento HTML in modo standard.
Supponiamo di dover sviluppare un’applicazione web in cui ciascun utente mantiene una libreria multimediale, costituita per semplicità da soli elementi immagine. Ogni immagine viene memorizzata all’interno di un database assieme alla relative informazioni dell’utente a cui appartiene.
Affinché l’immagine non sia accessibile semplicemente attraverso l’indirizzo indicato nell’HREF, è necessario offuscare il suo contenuto attraverso una codifica il cui funzionamento è noto al sistema. Lo stesso sistema sarà in grado così di decodificare l’HREF in modo da poter restituire la risorsa e quindi visulalizzarla all’interno della pagina.
Vediamo il seguente esempio:

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   <!-- Immagine in chiaro -->
   <img src="http://host/images/img.jpg" title="Immgine in chiaro" alt="" />
 
   <!-- Immagine offuscata -->
   <img src="http://host/image.htm?a=QVMyJCU0c2Rm%3D&b=QVMyJCU0c2RmMzI0M3NkdzI%3D" title="Immgine in chiaro" alt="" />

Nell’esempio di sopra viene mostrata un’immagine in cui l’href è crittata secondo un algoritmo che ora vedremo. E’ chiaro che nel secondo caso, affinché l’immagine possa essere visualizzata è necessaria la presenza di un elemento capace di interpretarne il contenuto, ottenere e restituire la risorsa.
Nell’ambito di Spring tutto questo può essere tradotto nel modo seguente: è necessario un Controller che venga richiamato ogni volta in cui nella pagina è presente un’immagine.
Il Controller dovrà prelevare il contenuto dell’HREF decodificarlo e restituire l’immagine, se corretto. Procediamo quindi per step.
Primo Step configuriamo il Controller (Servlet) all’interno di Spring…quindi editiamo il file di configurazione di spring ed aggiungiamo le seguenti righe di codice:

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    <bean class="org.springframework.web.servlet.handler.SimpleUrlHandlerMapping" id="urlMapping"> 
        <property name="mappings">
	<value>/image.htm=mediaResolver</value>
        <property value="true" name="alwaysUseFullPath"></property>
    </bean> 
    <bean class="it.devme.obfuscator.media.MediaResolver" id="mediaResolver">
        <property name="dbManager"><ref bean="dbManager"></ref></property>     
    </bean>

L’invocazione della risorsa virtuale index.htm provoca l’invocazione del Controller MediaResolver. Vediamo la sua struttura di seguito:

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public class MediaResolver extends BaseCommandController {
 
    private DBManager dbManager;
    public void setDbManager (DBManager dbManager) {
	this.dbManager = dbManager;
    }
 
    @Override
    protected ModelAndView handleRequestInternal(HttpServletRequest req, HttpServletResponse resp) throws ServletException, IOException {
	Object mediaid = req.getParameter("a");
	Object uid = req.getParameter("b");
 
	if (mediaid==null || uid==null) 
	    return new ModelAndView(new MediaView("image/jpeg", "no-image.jpg", rs.getString("basePath"), MediaView.USE_DEFAULT_IMAGE));
 
	Encrypter dec = Encrypter.getInstance();
	int idaccount = Integer.parseInt(URLDecoder.decode(dec.decrypt(uid.toString()), "UTF-8"));
	int idelement = Integer.parseInt(URLDecoder.decode(dec.decrypt(mediaid.toString()), "UTF-8"));
 
	MediaBean media = null;
	File f = null;
	String mediaPath = null;
 
	/* Check if media item exists */
	media = dbManager.getImage(idelement, idaccount);
	if (media==null) return new ModelAndView();
	mediaPath = media.getPath();
	f = new File(UPLOAD_PATH + File.separator + mediaPath);
 
	MimetypesFileTypeMap mime = new MimetypesFileTypeMap();
 
	resp.setHeader("Cache-Control", "private,no-cache,no-store");
	resp.setContentType(mime.getContentType(f));
	return new ModelAndView(new MediaView(mime.getContentType(f), mediaPath, rs.getString("basePath"), !MediaView.USE_DEFAULT_IMAGE));
    }
 
}

La classe di sopra estende BaseCommandController e quando invocata viene richiamato l’unico metodo di cui è stato fatto l’override che si occupa di decodificare e restituire la risorsa. Vediamo come.
Sostanzialmente recupera i parametri dalla GET (nel nostro caso sono a e b). Li decodifica utilizzando un algoritmo di crittografia a noi noto (si può usare qualunque algoritmo a nostro piacimento basato su una chiave provata) e quindi ottiene per il parametro a, l’id dell’utente a cui appartiene la risorsa e per il parametro b, l’id della risorsa a cui si vuole accedere. Questi dati vengono passati in input ad un metodo che effettua una query su db (getImage(idelement, idaccount)) e verifica se effettivamente la risorsa richiesta appartiene all’utente corrente.
In caso contrario viene restituita una View vuota, altrimenti si determina il mime-type della risorsa e si restituisce una view creata a partire dalla classe MediaView.

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public class MediaView extends AbstractView {
 
    private String media;
    private String basePath;
    private boolean noImage;
 
    public MediaView(String mime, String media, String basePath, boolean noImage) {
	this.media = media; 
	setContentType(mime);
	this.basePath = basePath;
    }
 
    @Override
    protected void renderMergedOutputModel(Map model, HttpServletRequest request, HttpServletResponse response) throws Exception {
	String rpath = 	null;
 
	rpath = this.basePath + request.getContextPath().substring(1) +
		MediaResolver.UPLOAD_PATH + File.separator + this.media;
 
 
	File f = new File(rpath);
	byte[] bytes = FileUtils.readFileToByteArray(f);
 
 
        // Write content type and also length (determined via byte array).
        response.setContentType(getContentType());
        response.setContentLength(bytes.length);
 
        // Flush byte array to servlet output stream.
        ServletOutputStream out = response.getOutputStream();
        out.write(bytes);
        out.flush();
    }
 
}

La classe MediaView non fa altro che leggere fisicamente i byte dell’immagine e restituirla nella response utilizzando un OutputStream. Il risultato è che l’immagine scritta nella response verrà visualizzata in pagina come un elemento HTML standard, mantenendo perà l’HREF dell’immagine crittato.
Alla prossima.

SimpleCaptcha….not too simple.

devme - captchaL’ultima volta ci siamo lasciati con la promessa di rincontrarci per parlare del captcha, l’ormai famoso sistema che rende più sicure le nostre procedure web guidate. Per dovere di cronaca, sinteticamente, segue una breve descrizione. Il captcha è un sistema che genera un immagine casuale, contenente caratteri alfanumerici, non interpretabili da alcuna procedura automatica. Per completare uno step di una qualunque procedura web che contiene un capthca, è necessario inserire ciò che l’immagine raffigura in un campo di testo associato, in modo che server-side si possa effettuare il controllo. Se il contenuto dell’immagine differisce da ciò che è stato inserito nel campo di testo, allora la procedura fallisce; la procedura ha successo in caso contrario. Come contestualizziamo il tutto, in Spring Web Flow? Intanto scegliamo la libreria che implementa il captcha. Le papabili sono molte, la più citata in rete è JCapthca, che avevo anche utilizzato, se non fosse per i miei colleghi che non l’hanno voluta perché non gradivano le immagini generate dal punto di vista grafico. Quindi cercando un altro pò per la rete mi sono imbattuto in simplecatptcha. E’ una libreria molto light, semplice da utilizzare al tempo stesso efficace. Genera immagini carine, con alcuni effetti notevoli, quali ad esempio la distorsione che ho utilizzato. Let’s go. Al solito, si consideri una procedura di registrazione web composta, per semplicità da 3 step, inserimento dei dati personali, riepilogo e conferma. Scarichiamo e mettiamo nel classpath della nostra applicazione la libreria. Successivamente dobbiamo configurare il file web.xml in modo da "installare" il captcha, configurando l’apposita servlet che si occuperà di creare l’immagine casuale.

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<servlet>
    <servlet-name>Captcha</servlet-name>
    <servlet-class>nl.captcha.servlet.CaptchaServlet</servlet-class>
     .....some setup of capthca....
</servlet>
<servlet-mapping>
    <servlet-name>Captcha>/servlet-name>
    <url-pattern>/Captcha.jpg>/url-pattern>
</servlet-mapping>

Sul sito di simplecaptcha troverete alcuni setup iniziali che si possono dare alle immagini generate, ad esempio, impostare un background, utilizzare la distorsione, forzare ciò che viene generato, etc, etc. Noterete che i setup sono della forma di tag del tipo init-param che vengono inseriti del tag servlet, lì dove vedete " …..some setup of capthca….". Ok, quindi ora possiamo usare la libreria, e non solo, se ci riferiamo all’interno delle nostre pagine all’indirizzo /Captcha.jpg invocheremo la libreria che si occuperà di generare l’immagine desiderata. Quindi metteremo un bel tag img nel primo step della nostra procudura:

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<spring:bind path="LCCaptcha">
    <div class="field <c:if test="${status.error}">wrong</c:if>">
        <label for="LCCaptcha">Inserire la scritta che compare nell'immagine</label>
        <img src="<c:url value="Captcha.jpg" />" title="Captcha" alt="Captcha">
        <input type="text" id="LCCaptcha" name="LCCaptcha" value="">
        <c:if test="${status.error}">
            <div class="error">${status.errorMessage}</div>
        </c:if>
    </div>
</spring:bind>

Dando per scontato di conoscere Spring Web Flow e quindi Spring, notiamo che l’elemento img si trova dentro un elemento spring:bind che si preoccupa al submit della pagina di fare bind del contenuto del campo di input (in questo caso) con la corrispondente varibile del bean associato. La descrizione precisa del funzionamento di SWF esula dal contenuto del post. Ciò detto, vediamo che l’url dell’immagine corrisponde all’invocazione dell’indirizzo, configurato all’interno del web.xml che invoca la libreria del captcha. Risultato vedremo l’immagine generata, che cambierà ad ogni ricarica della pagina. Contestualmente alla generazione dell’immagine, la libreria simplecaptcha genererà il valore di ciò che viene visualizzato nell’immagine, rendendolo disponibile come attributo di sessione, dalla chiave SIMPLE_CAPCHA_SESSION_KEY. Supponiamo quindi di inserire i dati presenti nello step1 e fare submit della pagina, spostandoci quindi nel riepilogo ovvero allo step2 della procedura. Ricordiamo che utilizzando SWF per lo sviluppo di applicazioni web, è necessario definire un flusso di operazioni che specificano come avverrà la navigazione delle pagine. Ad esempio, nel flusso di navigazione verrà definito che dallo step1 si andrà allo step2, previa validazione dei dati. Di seguito mostriamo lo scorcio di codice xml del flusso di navigazione che definisce quanto detto sopra:

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<view-state id="start" view="step1">
    <render-actions>
        <action method="setupForm" bean="DevMeAction" />
    </render-actions>
    <transition on="regUserStep1" to="step2">
        <action method="bindAndValidate" bean="DevMeAction" />
    </transition>
    <transition on="regUserCancel" to="userCancel" />
</view-state>
.....
....

Quindi da quanto scritto sopra, si ha che al momento del submit dei dati, andremo allo step2 se la procedura di validazione andrà a buon fine. In caso contrario, rimarremo nella stessa view, visualizzando opportunamente i messagi di errori dei campi non validi. Qui ho usato un piccolo trick, se così possiamo chiamarlo, non sapendo se è la soluzione migliore nell’ambito SWF. Subito prima di chiamare il metodo che effettua la validazione del form, SWF richiama un suo metodo interno doBind(…) che si preoccupa di prendere i dati nel form e assegnarli alle corrispondenti variabili definite all’interno del bean associato al form…il tutto avviene in automatico. Facendo override del metodo, l’idea è quella di recuperare il valore dalla sessione e assegnarlo, nel mio caso ad una variabile del bean, ma nulla vieta di creare un attributo del flusso e assegnarlo.

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@Override
protected void doBind(RequestContext context, DataBinder binder) throws Exception {
    super.doBind(context, binder);
    /* Get user data from flow */
    DevMeBean devme = (DevMeBean) context.getFlowScope().get("devme");
    /* Retrive session value only in step 2*/
    String captcha_id = context.getExternalContext().getSessionMap().
                        getRequiredString("SIMPLE_CAPCHA_SESSION_KEY");
    if (captcha_id!=null) {
        user.setLCCaptcha_id(captcha_id);
    }
}

Per il mio caso risulta più comodo averlo nel bean, così poi il metodo di validazione, cha ha visibiltà del bean, può accedere comodamente sia al valore del campo di input e sia al valore dell’attributo di sessione, in modo da poter effettuare il controllo.

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public void validate(Object target, Errors errors) {
    DevMeBean devme = (DevMeBean ) target;
    String captcha_id = devme.getLCCaptcha_id();
    String captcha = devme.getLCCaptcha();
    if (!captcha_id.equals(captcha)) {
        errors.rejectValue("LCCaptcha", "error.captcha.invalid");
    }
}

E il gioco è fatto. Se tutto va bene, e quindi niente errori, allora si va allo step2 della procedura….altrimenti si rimane allo step1, e si visualizza l’errore. A questo punto vi chiedere, bhe se tutto è così semplice allora perchè nel titolo hai messo "…not too simple" ? Ora vi dico. L’applicazione a cui sto lavorando dovrà girare su un sistema Linux Debian senza x-window, ovvero senza ambiente grafico. Tipicamente le applicazioni Java che hanno a che fare con la manipolazione delle immagini si appoggiano sul sottosistema grafico del sistema operativo sul quale girano. Se nessun sottosistema è installato, allora bisogna informare la JVM e lanciarla in esecuzione con una specifica opzione:

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-Djava.awt.headless=true

, è possibile reperire questo dettaglio direttamente dal sito di simplecaptcha. Naturalmente ho fatto quanto detto, ma ovviamente la libreria non né voleva sapere di funzionare, e quindi l’immagine non veniva visualizzata. Gira che ti rigira, ho trovato che simplecaptcha, che premetto è alla versione 0.3, ha un piccolo bug. Per risolverlo è necessario scaricare i sorgenti, e rifare il deploy dell’applicazione, con 1000 sbattimenti annessi al recupero di alcune librerie che non sono, diciamo così standard. Il bug lo potete trovare direttamente sul forum qui, ma vi assicuro che il jar bug-free no, quindi lo rendo disponibile per dovere informatico. See you later.

 

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