Generative Programming: yes !!

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Oggi volevo parlare di un argomento che mi appassiona molto, ovvero della Generative Programming (Programmazione Generativa).
Mi piacerebbe molto dedicarmi a tempo pieno, ma ahimé il tempo è quello che è ! Cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando, o meglio proviamoci.

La Programmazione Generativa è un paradigma di programmazione basato sulla modellazione di famiglie di sistemi software tali che, data una particolare specifica dei requisiti, è possibile generare su richiesta (on-demand) una versione definitiva del software personalizzata in modo automatico.
La programmazione generativa si concentra sulle famiglie di sistemi software piuttosto che su un tipo specifico di sistema. I singoli software appartenenti a famiglie di sistemi, possono essere generati a partire da un modello di dominio generativo (generative domain model), ovvero un modello di una famiglia di sistemi che ha 3 elementi:

  1. un mezzo per la specifica dei singoli software
  2. un insieme di implementations components capaci di costruire, assemblandoli, i singoli software
  3. una specifica di configurazione, che mappa la specifica di un membro con la sua implementazione finale

Un’analogia la si ha quando si ordina un’automobile. C’è un sistema per ordinare l’automobile, ci sono i componenti con i quali si provvede ad assemblare (costruire) l’automobile ed infine c’è una specifica configurazione che indica come assemblare l’automobile secondo l’ordinazione richiesta.
Riepilogando, l’idea è generare in modo automatico singoli sistemi a partire da modelli di famiglie di sistemi. I componenti e la specifica di configurazione vengono riutilizzati per ogni membro generato, riducendo così il costo dello sviluppo per ogni singolo membro.
Esiste realmente un potenziale di riduzione dei costi di realizzazione di singoli software, perchè piuttosto che dover sviluppare da zero l’intero sistema, spesso basta aggiungere solo qualche funzionalità al modello generativo esistente. In sintesi è possibile praticare economie di scala utilizzando la programmazione generativa, riducendo sia i tempi che i costi dello sviluppo di un singolo software.
Non voglio annoiare con troppa teoria, quindi passiamo a vedere un esempio pratico che illustra le potenzialità della generazione automatica del codice, non prima di aver precisato che, prima di avventurarsi alla scrittura di un generatore è necessario effettuare una attenta analisi per determinare quali sono le caratteristiche comuni della famiglia dei software con cui si vuole operare. Questa analisi ha un nome preciso e si chiama: Domain Engineering.
Nell’ultimo post pubblicato su devme, abbiamo visto come rendere più chiara l’organizzazione dei custom fields di wordpress raggruppandoli semanticamente all’interno di un riquadro. L’articolo illustra il codice da scrivere per realizzare il raggruppamento, in particolare analizzando il codice generato si nota come alcune parti di esso sono statiche, o meglio non cambiano nelle varie implementazione; altre invece sono dinamiche, cioè cambiano sulla base di ciò che si sta creando. Vediamo più nel dettaglio. 
La prima parte di codice costituisce la definizione della struttura dati che mappa i custom fields che si vogliono raggruppare con il riquadro. Si definisce il nome del custom fields ed il titolo che comparirà in corrispondenza del campo all’interno del riquadro. La seconda parte consiste nella creazione di funzioni che riferiscono quanto dichiarato nella prima parte e creano il riquadro che verrà visualizzato, in termini di codice HTML, la logica che permette il salvataggio dei dati in fase di inserimento e modifica di un post. Infine si procede con la registrazione all’interno del framework del codice scritto.
Non mi soffermerò molto sul codice dal momento che l’articolo è esaustivo, piuttosto rendo disponibile il codice che realizza il generatore qui ampiamente commentato e la versione demo qui.
Nelle prossime puntate vedremo cosa vuol dire e come si realizza il Domain Engineering passaggio chiave per la realizzazione di software generatori.
Stay tuned.
 

 

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